Il mito del QI

cervello frattaleÈ solo in tempi relativamente recenti, ovvero a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, quando vennero fondati alcuni istituti di ricerca che avevano l’obiettivo di sviluppare questo tema particolare, che i “meccanismi della mente” definiti così dal professor De Bono, sono diventati oggetto di analisi scientifica e non solo speculazione da salotto.
Diciamo subito che lo studio della mente non ha avuto vita facile: ha dovuto aspettare tecnologie di indagine e modelli di studio e analisi dei dati che solo ultimamente hanno permesso di concretizzare una nuova e importante disciplina scientifica la neuroscienza; sebbene queste scarse conoscenze non hanno permesso fin’ora di avere risultati certi sul funzionamento del nostro cervello, da subito si è cercato di utilizzare quelle poche conoscenze consolidate per poterne fare uno strumento operativo.
E’ stato questo il caso del QI indicatore e relativo test per misurare il “quoziente intellettivo” delle persone.
Adrian Owen uno studioso canadese del Western’s Brain and Mind Institute, in uno studio pubblicato sulla rivista Neuron (dall’assai suggestivo titolo “Fractionating human intelligence”) ha “fatto a pezzi” il mito del QI attraverso la più ampia indagine mai svolta sull’argomento.
Alcune considerazioni condivisibili sono riportate nell’articolo di Elena Meli che vi segnalo:“Il quoziente d’intelligenza? Un mito da sfatare”, l’articolo riporta anche dei link interessanti.

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