Pirati e creatività

Molti sono i grandi inventori morti poveri: Meucci, Goodyear, Tesla e altri ancora.

Un inventore può tutelare la sua creazione attraverso il ben conosciuto istituto brevettuale.

I “brevetto”, nella forma attuale,  è  diffuso in tutte le nazioni, salvo poche eccezioni, ma è conosciuto ed applicato fin dagli albori della prima rivoluzione industriale (1700), a questo si affianca il copyright, di più moderna concezione e orientato alla tutela  delle invenzioni intellettuali: le idee.

Oggi la rivoluzione informatica, da un lato, in particolare la  “rete”, e dall’altro la globalizzazione, hanno  minato questo “accordo” tra le parti.

La rete ha  aperto infinite vie  all’informazione  che ormai fluisce liberamente attraverso siti, blog,  motori di ricerca; si scaricano molto facilmente  brani musicali, interi album e film appena usciti nelle sale attraverso terminali “peer-to-peer” (in gergo ” p2piratip”), uno fra tutti the pirate bay.

A tutto questo logicamente si oppongono le “major”: case di produzione cinematografiche, televisive e musicali che vedono erodere il loro margine di tutela e che hanno  tutto l’interesse a mantenere propria l’esclusiva della produzione e della vendita dei  loro prodotti,   mantenendo alti i prezzi e i relativi guadagni.

Ma anche in altri settori e non soltanto in quello dell’intrattenimento si hanno problemi analoghi: nella moda per esempio, sentiamo continuamente dei tentativi di importazione di beni imitati da produttori “pirata” ,

Un altro caso di studio sono le case farmaceutiche; queste  sviluppano e  commercializzano  i prodotti della loro lunga e  costosa ricerca in maniera strategica nei  paesi ricchi per ovvi motivi di remunerazione economica cosicché, per esempio, le cure per l’Aids sono tralasciate la dove invece più servirebbero: i paesi del terzo mondo.

E’ assolutamente innegabile perciò che il controllo  ferreo delle scoperte determina un rallentamento del progresso e un limite oggettivo alla creatività. Il brevetto e più in generale il copyright, limita la diffusione del benessere e  lo sviluppo sociale. Questa posizione per esempio è espressa molto bene nell’ultimo libro di Luca Neri la baia dei pirati accorato appello alla “libertà di idea”.

Ma è altresì vero che , se non esistesse questo sistema di tutela,  qualsiasi azienda  si troverebbe  a dover fronteggiare concorrenti, che non avendo sostenuto alcun costo di ricerca potrebbero praticare prezzi estremamente competitivi, determinando a breve il collasso economico dell’impresa virtuosa che investe in ricerca e innovazione e a medio termine il collasso del meccanismo stesso di innovazione del paese, e, ancora più odioso,  l’inventore stesso non potrebbe godere i frutti della sua invenzione.

Dove sta la verità a questo punto?

Il dibattito è aperto e acceso e per il momento non vede una risposta definitiva, ma nel frattempo ecco i 10 “Torrent Finder” più usati

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